IL convoglio umanitario del Putin

Con il deteriorarsi della situazione a scapito dei separatisti si sono fatte sempre più numerose le denunce di pesanti interferenze russe negli affari ucraini. Il 12 agosto sono iniziate le vicende del convoglio umanitario russo destinato a Luhansk, roccaforte ribelle circondata e afflitta da una precaria condizione umanitaria. Il convoglio è stato immediatamente oggetto di sospetti in quanto possibile “cavallo di Troia” per portare aiuti agli insorti, sospetti immediatamente rafforzati dal fatto che il convoglio abbia deviato dal tragitto stabilito in accordo con le Autorità ucraine. Il 15 agosto l’Ucraina hanno annunciato di aver distrutto larga parte di un convoglio di mezzi corazzati che ha sconfinato dalla Russia. Immediata la smentita russa, ma il giorno seguente, mentre gli assedi nel Donbass continuavano, sono stati i ribelli stessi ad affermare che stavano ricevendo sostanziali aiuti russi. L’offensiva di Kiev ha raggiunto il proprio culmine il 17 agosto. Ma già il giorno successivo, mentre a Berlino Germania, Francia, Russia e Ucraina cercavano una via per la soluzione della crisi, le milizie degli insorti (verosimilmente con l’appoggio di forze russe) hanno lanciato il proprio contrattacco. Il 20 agosto Angela Merkel è stata in visita a Kiev e, oltre a manifestare il proprio sostegno alle Istituzioni ucraine, ha portato anche un pacchetto di aiuti di 690 milioni di dollari, principalmente destinati alla ricostruzione della zona orientale del Paese. Nei giorni seguenti i sospetti della presenza di truppe russe al fianco dei ribelli hanno trovato prove inconfutabili, quali la cattura di paracadutisti russi. Infine, il 22 agosto, il convoglio umanitario russo supera il confine ucraino senza essere autorizzato e raggiunge Luhansk, rientrando poi in Russia il giorno seguente.

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